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Oipa Italia Onlus - Sezione di Novara

L'allevamento

Gli allevamenti di animali da pelliccia non considerano
minimamente le esigenze naturali dell'animale, puntando esclusivamente
all'ottenimento di un manto folto e di bell'aspetto. Gli animali
sono sottoposti a continuo stress, dovuto ad esempio alla mancanza
del rispetto della territorialità con conseguente aumento
degli atteggiamenti aggressivi.



Vivono in gabbie dalle dimensioni ridottissime, in cui anche il
pavimento è in rete per facilitare la pulizia. Sono costretti
a subire correnti d'aria e freddo, per favorire l'infoltirsi del
pelo e le femmine divengono spesso "macchine" forzate
alla riproduzione.

I metodi di soppressione in allevamento cambiano
a seconda delle dimensioni dell'animale. Nel caso di animali più
grossi, come le volpi, si usa l'elettricità infilando elettrodi
nell'ano e nella bocca, oppure un proiettile nella nuca, o il soffocamento
da gas.



Per gli animali di taglia più piccola, come i visoni, si
utilizza un colpo di martello sul muso, un chiodo conficcato nella
fronte oppure si annega l'animale precedentemente tramortito. Altri
metodi diffusi sono l'avvelenamento con stricnina e il soffocamento
con cloroformio.

Nel caso specifico delle pecore karakul la pelliccia
si ottiene facendo abortire le femmine a bastonate, due settimane
prima del parto e poi scuoiando i feti.

Le industrie conciarie, oltre allo smaltimento
dei liquami e dei cadaveri, già di per sé ovvio problema
ecologico, sconvolgono anche l'ecosistema a causa della scomparsa
di una specie o della presenza di animali al di fuori del loro luogo
di origine, provocato dall'uomo. Lince e lontra, per esempio, in
seguito al "prelevamento faunistico" versano in una situazione
critica in Europa e sono quasi del tutto scomparse in Italia. Senza
parlare della nutria che, importata dal Sud America, ha finito per
invadere moltissime delle nostre zone umide, entrando in competizione
con alcune specie locali.

L’85% delle pelli dell’industria
della pelliccia proviene da animali che vivono in cattività
negli allevamenti di animali da pelliccia.(1) Questi allevamenti
possono contenere migliaia di animali, i metodi usati per allevarli
sono notevolmente uniformi attraverso il globo. Come con gli altri
animali da pelliccia allevati in intensa restrizione, i metodi usati
negli allevamenti di animali da pelliccia sono designati per elevare
al massimo i profitti, sempre a spese degli animali.

Vite
corte e dolorose


L’animale più allevato per la sua pelliccia è
il visone, seguito dalla volpe. Per la loro pelliccia vengono allevati
anche altri animali, quali cincillà, linci e criceti.(2)
Il 64% degli allevamenti sono in Europa del nord, 11% sono in Nord
America, e i restanti sono dispersi in ogni parte del mondo, in
Paesi quali Argentina and Russia.(3) Gli allevatori di visone di
solito allevano i visoni femmine una volta l’anno. Ci sono
circa 3 o 4 cuccioli sopravvissuti per ogni figliata, sono uccisi
quando raggiungono circa i 6 mesi di età, dipende dal paese
in cui si trovano, dopo il primo duro gelo. I visoni usati per la
riproduzione sono tenuti 4 o 5 anni.(4) Gli animali—alloggiati
in gabbie insopportabilmente piccole — vivono con la paura,
la tensione, le malattie, parassiti e altre avversità fisiche
e psicologiche, tutto per il beneficio di un’industria globale
che guadagna annualmente miliardi di dollari.

Milioni di conigli sono macellati per la carne, specialmente in
Cina, Italia e Spagna. Una volta considerati un mero sottoprodotto
di questo consumo, l’industria della pelliccia di coniglio
richiede pelli più folte di quelle di un animale più
anziano (i conigli da carne sono uccisi tra le 10 e le 12 settimane).
Le Nazioni Unite riferiscono che “poche pelli sono recuperate
dai mattatoi” e paesi quali la Francia uccidono circa 70 milioni
di conigli all’anno per la pelliccia, usata per l’abbigliamento,
come esche nella pesca con la mosca e in decorazioni in pelliccia
su articoli.(5)

La
vita negli allevamenti


Per tagliare i costi, gli allevatori stipano gli animali in piccole
gabbie, che gli permettono di fare solo pochi passi avanti e indietro.
Questo affollamento e relegazione è particolarmente affliggente
per i visoni—animali solitari che possono occupare 2,500 acri
di habitat nell’ambiente selvaggio.(6) La vita angosciante
in una gabbia porta i visoni ad auto mutilarsi —si mordono
la pelle, code e zampe—e camminano freneticamente, incessantemente
in circolo. Zoologi della Oxford University che hanno studiato i
visoni in cattività, scoprirono che malgrado generazioni
allevate per la pelliccia, i visoni non si sono addomesticati e
soffrono molto in cattività, specialmente se non gli è
data l’opportunità di nuotare.(7) Volpi, procioni e
altri animali soffrono ugualmente ed è stato riportato di
casi in cui si mangiavano tra loro come reazione al loro affollato
isolamento.

Gli animali negli allevamenti sono nutriti con sottoprodotti della
carne considerati non adatti per il consumo umano. L’acqua
è fornita con un sistema a rubinetti a regolazione che si
gela spesso durante l’inverno o può non funzionare
a causa di errori umani.

Insetti
nocivi e Parassiti


Gli animali negli allevamenti sono più sensibili alle malattie
rispetto alle loro controparti che vivono libere. Malattie contagiose
come la polmonite passano rapidamente da gabbia a gabbia, come anche
pulci, zecche, pidocchi e acari. Le mosche portatrici di malattie
prosperano nei mucchi di rifiuti decomposti che si raccolgono per
mesi sotto le gabbie. Le riprese video e le foto portate dagli investigatori
mostrano gli animali sofferenti con gravi infezioni e lesioni, non
curate e lasciati morire lentamente.

Habitat
Innaturale


Le gabbie in cui vivono gli animali sono spesso tenute in baracche
aperte che forniscono poca o nessuna protezione dal vento o dal
clima rigido. La loro pelliccia da sola non è sufficiente
per tenerli al caldo durante l’inverno, e in estate i procioni
soffocano perché non hanno acqua nella quale rinfrescarsi.
Quando i procioni imparano a bagnarsi premendo sugli abbeveratoi
che forniscono acqua potabile, gli allevatori modificano il cappuccio
della valvola per tagliare anche questo scarno sollievo.

Veleno
e Dolore


Nessuna legge umana federale sulla macellazione protegge gli animali
negli allevamenti degli animali da pelliccia, i metodi di uccisione
sono macabri. Gli allevatori si preoccupano solo di conservare la
qualità della pelliccia, usano metodi di macellazione che
mantengono le pelli intatte ma che causano estreme sofferenze per
gli animali. Gli animali piccoli possono essere stipati in scatole
e avvelenati col lo scarico caldo e non filtrato del motore di un
camion. Il gas di scarico del motore non è sempre letale,
e alcuni animali si risvegliano mentre vengono scuoiati. Agli animali
più grandi viene applicato un morsetto o un’asta nelle
loro bocche mentre un bastoncino è inserito nell’ano,
vengono dolorosamente fulminati. Altri animali sono avvelenati con
stricnina, che li soffoca paralizzando i loro muscoli con dolorosi
crampi. Avvelenamento con gas, camere di decompressione e rottura
del collo sono altri comuni metodi di macellazione degli animali
allevati per la pelliccia.

L’industria della pelliccia rifiuta di condannare manifestamente
i metodi di uccisione. L’elettrocuzione genitale giudicata
“inaccettabile” dalla “American Veterinary Medical
Association (AVMA)” Panello Eutanasia anno 1993, è
un metodo di uccisione degli animali da pelliccia che provoca la
pena di un arresto cardiaco mentre sono ancora totalmente coscienti.
Nel 1994, Indiana è diventato il primo Stato a presentare
capi d’accusa penali contro un allevamento di animali da pelliccia
dopo in cui gli investigatori del PETA documentarono elettrocuzione
genitale ai Cincillà. L’industria della pelliccia di
cincillà considera accettabili l’elettrocuzione e la
rottura del collo.”(8)

Nel 1995, un procuratore distrettuale a presentato imputazioni contro
il fornitore di pelli Frank Parsons di Salisbury, Md., per l’iniezione
di un misto di alcool e diserbante nel petto dei visoni. Gli investigatori
sotto copertura del PETA hanno registrato Parsons mentre usava un
insetticida illegale, Blackleaf 40, per uccidere dolorosamente i
visoni.

Indossereste
il vostro cane?


Un’indagine segreta della Humane Society of the United States,
riportata nel 1998 in un pezzo della Dateline NBC, ha rivelato che
la pelliccia di cane e gatto è un industria multimilionaria
in Asia e la scoperta che cappotti e giocattoli confezionati con
pelliccia di cane domestico erano venduti negli U.S. “Non
ci sono leggi federali che impediscano di importare nel Paese la
pelliccia di cane e di gatto,” riportò Dateline. “Se
l’articolo importato costa meno di $150, l’importatore
non deve nemmeno rivelare di cosa è fatto.” La ripresa
mostrata da Dateline documenta un pastore tedesco, che scuotere
la coda e la testa e la testa attaccata ad un fermo, momenti prima
di essere scuoiato vivo. Un gatto, in una gabbia affollata, guarda
e aspetta il suo turno, mentre uno a uno, i suoi compagni di gabbia
vengono strozzati, tirati e impiccati a pochi centimetri di distanza.(9)
La nuova legislazione ha bandito l’importazione o la vendita
di abiti che contengono pelliccia di cane e gatto, ma la pelliccia
entra ancora illegalmente nel Paese poiché è intenzionalmente
male etichettata e può essere scoperta solo con costosi test
del DNA.

Distruzione
ambientale


In senso opposto alla propaganda dell’industria della pelliccia,
la produzione di pelliccia rovina l’ambiente. L’energia
necessaria per produrre un cappotto in pelliccia con pelli vere
di animali allevati è approssimativamente 20 volte quella
necessaria per una pelliccia finta.(10) Non è biodegradabile
a causa dei trattamenti chimici applicati per arrestare la decomposizione
della pelliccia. Il processo di utilizzo di questi prodotti chimici
è anche pericoloso poichè può causare la contaminazione
dell’acqua.

Circa 44 libbre di escrementi sono espulsi per visoni scuoiato dagli
allevatori. Sulla base del numero totale di visono scuoiati negli
USA nel 1999, che era 2.81 milioni, gli allevamenti di visoni per
la pelliccia generano approssimativamente 62,000 tonnellate di letame
l’anno. Un risultato di quasi 1,000 tonnellate di fosforo
che genera devastazione nell’ecosistema dell’acqua.(11)

Abiti
in pelliccia di pecora


Mentre scendono le vendite della pelliccia, le vendite di shearling—la
pelle di agnelli con la lana annessa—sono salite. Alcuni fabbricanti
di pelliccia hanno iniziato a simulare il visone come shearling.(12)
Molte persone sono ignare delle origini dello shearling o che le
vendite sono un incentivo per gli allevatori ad aumentare la loro
scorte, in questo modo aumentando la situazione pietosa delle pecore.



In Afghanistan, le pecore karakul sono allevate per produrre agnelli
per il mercato di cappotti e cappelli in “agnello”.
Per “l’alta qualità” delle pelli di agnello,
la madre è uccisa prima di del parto e il suo feto è
staccato. Le pelli di agnelli non nati sono apprezzate nel mondo
della moda per il loro splendore simile alla seta. Serve la pelle
di un intero agnello per fare un cappello di karakul.(13)

Industria
in Declino


Austria e U.K. hanno proibito gli allevamenti di animali da pelliccia,
e l’Olanda ha iniziato eliminare l’allevamento di volpi
e cincillà nell’aprile 1998.(14) Nel 2003 c’erano
307 allevamenti di visoni negli U.S., 5% in meno dall’anno
precedente.(15) Un segno dei tempi, alla top model Naomi Campbell
fu negato l’accesso in un club alla moda di New York perché
stava indossando la pelliccia. Il proprietario del club disse, “Amo
molto gli animali, e vogliamo essere dei bravi ragazzi.”(16)

Scelta
umana


I consumatori devono sapere che ogni cappotto in pelliccia, fodera
o articolo con ornamento rappresenta l’intensa sofferenza
di dozzine di animali intrappolati, allevati in fattorie o persino
mai nati. Queste crudeltà termineranno solo quando il pubblico
rifiuterà di comprare o indossare pelliccia. Quelli che apprendono
la verità circa la pelliccia devono aiutare istruendo gli
altri, per il beneficio degli animali. Per ulteriori informazioni
visita FurIsDead.com.

Riferimenti

1)“Facts on Furs,” International Fur Trade Federation,
2000.

2)“To Make 1 of These … You Need 183 of These,”
E.S. Magazine, 27 Oct. 2000.

3)“Fur Farming,” International Fur Trade Federation,
2000.

4)“General Livestock,” The Digital Daily, U.S.
Internal Revenue Service
, Department of the Treasury.

5)Food and Agriculture Organization of the United Nations, The Rabbit:
Husbandry, Health and Production, No. 21 (Rome: 1997).

6)“Minks,” The
Nebraska Game & Parks Commission
.

7)“What Captive Minks Miss Most—Swimming,” Reuters,
28 Feb. 2001.

8)“Standard Guidelines for the Operation of Chinchilla Ranches,”
Ontario Ministry of Agriculture and Food, Mar. 1998.

9)Dateline NBC, 15 Dec. 1998.

10)Gregory H. Smith, “Energy Study of Real vs. Synthetic Furs,”
University of Michigan, Sep. 1979.

11)S.J. Bursian, G.M. Hill, R.R. Mitchell, and A.C. Napolitano,
“The Use of Phytase as a Feed Supplement to Enhance Utilization
and Reduce Excretion of Phosphorous in Mink,” 2003 Fur Rancher
Blue Book of Fur Farming, Department of Animal Science, Michigan
State University.

12)Joan Verdon, “The Golden Fleece,” Hackensack Record,
21 Sep. 2002.

13)Paul Haven, “Karzai’s Hat Made From Lamb Fetus,”
Associated Press, 23 Apr. 2002.

14)Eurogroup for Animal Welfare, “Commission Report Reveals
Serious Welfare Problems in Fur Farming,” 20 Dec. 2001.

15)U.S. Department of Agriculture, National Agricultural Statistics
Service, “Mink,” 15 Jul. 2004.

16)“Fur Flies Out of Fashion,” MX, 13 Sep. 2002, p.
30.

www.peta.org

www.peta.org/factsheet/files/FactsheetDisplay.asp?ID=56