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Oipa Italia Onlus - Sezione di Novara

Dati e fatti

“Rispondimi, meccanicista,
la natura ha dunque combinato in questo animale tutte le molle
del sentimento perché non senta? Ha forse dei nervi per
essere impassibile? Non supporre questa impertinente contraddizione
della natura”. Voltaire 1694 – 1778)

Ogni anno nel mondo vengono sottoposti alla vivisezione
circa 300 milioni di animali. In Italia sono 1 milione (fonte
Gazzetta Ufficiale), anche se il numero di animali potrebbe essere
maggiore, dal momento che non sempre viene dichiarato il numero
effettivo.

Solo il 30% degli esperimenti riguarda la medicina,
compresi gli esperimenti di parabiosi, in cui due o più
animali vengono cuciti insieme per formare gemelli siamesi ed
altri come quelli compiuti dal trapiantatore di teste di scimmie
Robert White. Il restante 70% riguarda esperimenti per testare
prodotti cosmetici, industriali (detersivi, saponi, inchiostri,
ecc.), bellici (gas tossici, radiazioni nucleari, armi batteriologice,
nuovi proiettili, ecc.), per prove psicologiche comportamentali,
oppure per qualsiasi altro esperimento che permetta al ricercatore
di raggiungere una qualsiasi “cognizione scientifica”.

L’anestesia non viene sempre praticata e spesso dura solo
una parte dell’esperimento. Se l’effetto dell’anestetico
durasse anche per tutto l’esperimento, l’animale sottoposto
soffrirebbe comunque in seguito all’operazione e il dolore
si protrarrebbe per molto tempo. In ogni caso la sofferenza per
gli animali incomincia già negli tabulari dei laboratori.
Infatti solitamente sono tenuti in stanze prive di finestre e
alloggiati in gabbie di dimensioni molto ridotte e con grate metalliche
sul fondo al fine di facilitarne le pulizie. Non sono rari episodi
di automutilazioni come è successo all’Istituto Superiore
di Sanità, dove almeno una scimmia è arrivata ad
automutilarsi a causa dello stress.

Cos’è
che spinge i ricercatori ad utilizzare gli animali negli esperimenti
di vivisezione?


Innanzi tutto bisogna dire che gli esperimenti
sugli animali rappresentano un facile sistema per fare carriera,
attraverso resoconti e pubblicazioni di esperimenti che nei concorsi
vengono notevolmente valutati. Di conseguenza queste pubblicazioni
porteranno pubblicità e consentiranno ai ricercatori di
avvalersi dei sussidi finanziari (denaro pubblico) messi a disposizione
dai vari Consigli Nazionali di Ricerca.

L’industria
farmaceutica

La vivisezione è purtroppo la forma più
comune per le prove di tossicità ed efficacia dei farmaci
sebbene questi test, obbligatori per legge, abbiano valore nullo
(addirittura fuorviante) nel contesto della sicurezza per l’uomo.


Una delle prove più comuni per verificare il grado di tossicità
di un farmaco è quella della LD 50 (Dose Letale 50%). Per
ogni prova vengono utilizzati tra i 50 e i 60 animali a cui viene
introdotta a forza nello stomaco una sostanza per verificare quanta
ne occorre per uccidere la metà degli animali. Questa sostanza
può anche essere fatta inalare sotto forma di gas: in questo
caso si parla di LC50 (concentrazione letale 50%). Gli animali
vengono lasciati soffrire fino a 2 settimane, nel corso delle
quali accusano i seguenti effetti: vomito, diarrea, sanguinamento
dagli occhi o dalla bocca, spasmi, convulsioni, soffocamento.

Con questo sistema si cerca, basandosi sul peso corporeo, di determinare
la dose ottimale sicura per l’uomo.

Gli stessi studi hanno dato prova dell’inutilità
di tale esperimento, il quale ha valore nullo, se non addirittura
fuorviante, per la sicurezza dell’uomo. Infatti le prove
LD 50 dipendono da età, sesso, specie utilizzata (addirittura
i risultati cambiano utilizzando diversi ceppi della stessa specie),
dieta, stato di salute, stabulazione e temperatura ambientale.
Ogni specie animale (compreso l’uomo) reagisce sempre in
modo totalmente diverso dalle altre specie.

Questo è un concetto ormai riconosciuto da tutto il mondo
scientifico internazionale e che rende impossibile e inutile ogni
estrapolazione di dati da una specie animale all’altra.

Lo dimostra la seguente tabella basata su esperimenti di LD50
che non permettono certo di prevedere quale dose potrà
essere quella relativa all’uomo viste le diversità
nelle specie analizzate:

Formaldeide (LD50)

Animale

Ratto 800 mg/Kg

Cavia 260 mg/Kg

Topo 42 mg/Kg

Queste rappresentano le dosi per ogni Kg di peso corporeo sufficienti
ad uccidere il 50% degli animali presi in esame.

Tutto questo poco importa alle ditte farmaceutiche, le quali si
servono di tale metodo per ottenere l’autorizzazione a riversare
sul mercato moltissimi prodotti, spesso sempre gli stessi, in
nuove combinazioni e sotto nomi diversi.

I preparati attualmente in uso sono più di 150.000. Ogni
anno 15.000 nuove combinazioni invadono il mercato e 12.000 vengono
ritirate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità
ci informa che solo 200 tra farmaci e vaccini possono essere considerati
veramente indispensabili.

L’industria
cosmetica

La questione dei test su animali per quanto concerne
i cosmetici (compresi shampoo, saponi, bagnoschiuma, etc.) e i
detergenti in genere è piuttosto complessa. Questi prodotti
sono costituiti da numerose sostanze chimiche che vengono mescolate
insieme per ottenere il prodotto finito, sostanze spesso fabbricate
da ditte diverse da quelle che poi studiano, producono e commercializzano
i cosmetici.

Tutte le nuove sostanze chimiche, indipendentemente dall'uso che
ne verrà fatto, sono sottoposte ad alcuni test generici
su animali, come l'LD50, e in funzione del loro futuro uso vengono
in seguito sottoposte ad ulteriori test specifici, come il Draize
test per i cosmetici.

La stragrande maggioranza dei prodotti finiti non è testato
su animali perché non è obbligatorio per legge e
poche ditte vogliono buttare via soldi in prove che sanno benissimo
essere prive di rilevanza scientifica.

Fanno eccezione i prodotti di alcune grosse multinazionali, come
la Procter & Gamble che dichiarano di testare anche i prodotti
finiti per garantire ai consumatori una maggiore sicurezza, mentre
in realtà lo fanno solo per avere ulteriori dati di tossicità
dei loro prodotti, da utilizzare in eventuali processi intentati
dai consumatori.

Nel 1976 è stata definita la Positive List, cioè
la lista delle sostanze fino a quel momento considerate sicure.
Da quel momento in poi, tutte le nuove sostanze sono state provate,
obbligatoriamente per legge, sugli animali, per fornire alle autorità
competenti un profilo tossicologico che comprenda test come l'LD50,
il Draize Skin test e il Draize Eye test (e molti altri come fototossicità,
cancerogenicità, ecc.). Alcuni di essi, come il famigerato
Draize test, sono specifici per i cosmetici. Altri, come l'LD50,
abbiamo visto che sono usati invece per tutte le sostanze chimiche
a prescindere dal loro uso. Tutti questi test comportano sofferenze
terribili per gli animali utilizzati, ma le industrie chimiche
e cosmetiche non hanno mai mosso un dito per richiedere una modifica
delle normative, almeno fino a quando l'opinione pubblica non
ha cominciato a rendersi conto di ciò che avviene nei loro
laboratori.

Va detto comunque che la legge che abolirà i test su animali
per i cosmetici non abolirà i test di tossicità
generici (l'LD50) per i nuovi prodotti chimici. Questo significa
che qualunque nuova sostanza chimica (inclusi i nuovi ingredienti
dei futuri cosmetici e detergenti) che verrà introdotta
sul mercato verrà testata comunque su animali e l'unico
vantaggio sarà che anche qualora questa sostanza dovesse
entrare nella composizione di un nuovo cosmetico, essa non dovrà
essere sottoposta alla sperimentazione su animali specifica per
i cosmetici (il Draize test).

Questo vale anche per i prodotti per la casa. Se parliamo di detersivi,
non possiamo trascurare anche l'impatto ambientale di ingredienti
quali fosfati, candeggianti al cloro e tensioattivi cationici.
Prima di acquistare un detersivo, accertiamoci che si tratti di
un prodotto ecologico. L'agente lavante non dovrebbe essere sintetico,
ma a base di sapone vegetale.

LISTA
NEGATIVA
Cosmetici Procter & Gamble

Max Factor, Oil of Olaz, Infasil, Camay, Pantene
Crema da barba Procter & Gamble

Noxzema
Detersivi Procter & Gamble

Ariel, Dash, Dora, linea Ace, Lenor, Nelsen, Spic & Span,
Viakal, Mastro Lindo, APC, Baleno, Mister verde, Polin, Può,
Tide, Tuono, Zest


LISTA
POSITIVA
Cosmetici Lakshmi si può richiedere loro la lista dei punti
vendita nella propria città: Lakshmi - Via Fior di
Loto 37021 Boscochiesanuova (Verona). Tel. 045/6780077, fax:
045/7050200
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cosmetici e prodotti per l'igiene personale (shampoo, creme,
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in via Copernico, 41, 20125 Milano - Tel: 02/67075700 - Fax:
02/66719916 L'acquisto dei prodotti può essere fatto
per corrispondenza, oppure direttamente on-line dal sito:
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e privo di potere irritante sulla cute umana. Il prodotto
è profumato con olio essenziale di arancio, menta e
limone.

Indra universale per la casa è efficace contro incrostazioni
di forni e fornelli e per la pulizia di sanitari, pavimenti,
mobili e acciaio.

I
test più usati per i prodotti cosmetici (oltre ai già
trattati LD50 e LC50)

  • Draize
    Test oculare


    Metodo di valutazione della capacità di una sostanza
    di irritare i tessuti dell'occhio umano, consistente nell'instillare
    la sostanza negli occhi dei conigli per poi esaminare, a distanza
    di vari giorni, i danni che essa provoca ai tessuti dell'occhio.
  • Draize
    Test cutaneo


    Metodo di valutazione della capacità di una sostanza
    di irritare la cute umana, consistente nell'applicare la sostanza
    in esame sulla pelle depilata ed abrasata di animali, in genere
    conigli o cavie, per poi valutare a distanza di tempo l'irritazione
    provocata.
  • Test
    di cancerogenicità


    Test finalizzato a stabilire se una sostanza è o meno
    cancerogena (ovviamente, per gli animali su cui si sperimenta,
    non per l'uomo). Generalmente vengono usati roditori ai quali
    viene fatta ingerire o inalare la sostanza per un periodo anche
    di diversi anni. In seguito gli animali vengono uccisi e sottoposti
    ad autopsia per stabilire la presenza di eventuali tumori nei
    loro tessuti.


L’industria
bellica

La ricerca di modi sempre più sofisticati
per uccidere e mutilare i nostri simili continua e come diretto
risultato conigli, pecore, cani, maiali, topi, ratti, porcellini
d’India e scimmie sono soggetti ad armi balistiche (tradizionali),
chimiche, nucleari e biologiche.

Alcuni esempi: si sperimenta gas lacrimogeno sugli
occhi di conigli coscienti; si espongono scimmie e altri animali
a gas nervino; si somministra acido cianidrico velenoso ai cani;
si spara a pecore con pallottole di gomma e plastica; si bruciano
vivi i maiali per studiare l’effetto delle ustioni, ecc.
Anche in questo caso molti medici chirurghi hanno affermato al
Royal Victoria Hospital a Belfast (Irlanda) che questi esperimenti
non hanno alcun valore scientifico.

Gli
allevamenti di animali per la sperimentazione

Gli animali usati per gli esperimenti provengono
dalla cattura nel loro ambiente naturale, dagli accalappiacani
municipali e da quelli privati (in Italia non è più
legale grazie alla legge 281/91), oppure da appositi allevamenti.
Nel primo caso si tratta per la maggior parte di scimmie che una
volta catturate iniziano un vero e proprio calvario: si calcola
che più del 70% di esse, durante il trasporto, muoiano
di traumi psichici e fisici, di fame, di sete, di angoscia o di
soffocamento. I cani e i gatti vengono forniti o da persone senza
scrupoli che li rubano ai privati per poi venderli agli istituti
di ricerca o, nella maggior parte dei casi, da appositi allevamenti.
Questa si è dimostrata un’industria molto redditizia
economicamente.

Gli allevamenti più grandi e famosi in Italia sono:

- Morini, S. Polo D’Enza (RE), nel quale si trovano migliaia
di cani bearle, i più usati in vivisezione per il loro
temperamento docile.

- Charles River, a Calco (CO), forniscono animali mutanti, transgenici,
ibridi e più di 55 “alterazioni chirurgiche”
sui roditori.

- Harlan Italy a Correzzana (MI) e a S. Piero al Nattisone (UD),
si vanta di fare import-export da e per tutti i paesi del mondo,
procurano qualsiasi tipo d’animale: maiali, criceti, conigli,
cani da caccia, Beagle e meticci.

L’Università
e le didattica

Le ricerche sugli animali nelle Università
oltre che rappresentare un guadagno economico, come nel caso delle
altre industrie, rappresentano anche una scuola di apprendimento
di tecniche vivisettorie, dove lo studente, avviato a tale pratica,
difficilmente cambierà metodologia e questo a discapito
della vera scienza, che dovrebbe insegnare, oltre al rispetto
della vita, “Primum nihil nocere” (Ippocrate), anche
delle efficienti metodologie sperimentali che non comportino l’utilizzo
di animali.

Nelle Università con indirizzo scientifico esistono due
tipologie principali di laboratorio: i laboratori di tesi di laurea
ed i laboratori didattici. Nei laboratori di tesi di laurea viene
svolta l’attività di ricerca: spesso vengono condotti
esperimenti su animali vivi. I laboratori didattici sono invece
quelli che lo studente incontra all’interno dei bienni o
trienni propedeutici. In Italia, l’utilizzo degli animali
a fini sperimentali è regolamentato dal decreto legislativo
116/92 che recepisce la direttiva 86/609/CEE: “In deroga
all’art. 3, comma 1, il Ministro della Sanità autorizza
gli esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di
inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad
altri sistemi dimostrativi”.

Solo in Italia, è attiva la legge 413/93 “Norme sull’obiezione
di coscienza alla sperimentazione animale. Questa obbliga le strutture
a fornire allo studente modalità di insegnamento che non
prevedono l’utilizzo di animali. Gli studenti possono richiedere
nelle segreterie universitarie l’apposita domanda.

In caso di esistenza di metodi sostitutivi utilizzabili, l’uso
di animali non dovrebbe essere permesso in quanto, secondo il
decreto legislativo 116/92, cade il caso di inderogabile necessità.
Parecchi corsi di laurea hanno adottato metodi sostitutivi come
filmati e software multimediali.

L’industria
per la produzione di strumenti atti allo svolgimento

delle pratiche vivisettorie

Rappresenta un commercio molto redditizio: alcune
ditte specializzate in queste forniture guadagnano una media di
500 milioni di Euro all’anno derivanti da vendite sui mercati
mondiali. Nei cataloghi di queste ditte si trovano strumenti come:
trapano, perforatore delle ossa, raschiatoio, coltelli, bisturi,
pinze, tenaglie, seghe, ecc.

In vendita, oltre ai vari tavoli operatori con fissatori per immobilizzare
l’animale vi sono anche strumenti come la catena di contenzione
“White”, il tubo per praticare tracheotomie “Pape”,
diverse varietà di sonde nasali e ancora decapitatori,
elettrodi per esperimenti di neurofisiologia, presse per spappolare
ossa e tessuti come la “Blalock Press”, inventata
per schiacciare gli arti dei cani senza rompere le ossa, esercitando
pressioni varianti dai 250 ai 2.000 Kg. Citiamo anche la “Ziegler
Chair”, ingegnosa sedia metallica che immobilizza le scimmie
in qualsiasi posizione, anche a testa in giù, per un periodo
di tempo che può durare anni; l’apparecchio “Horsley-Clarke”,
ideato per immobilizzare i gatti durante l’incannulazione
e l’inserimento di elettrodi nella cavità cranica;
ecc.

 

Gli
istituti di ricerca

I ricercatori di questi istituti riescono ad ottenere
ingenti fondi dalle autorità pubbliche grazie ad esperimenti
che non avranno mai nessuna utilità per l’uomo. Lo
stesso Istituto Superiore della Sanità compie esperimenti
sulle scimmie per studiare l’AIDS e altri tipi di esperimenti
che non avranno mai risvolti utili ma che certamente contribuiscono
ad ottenere facili guadagni e possibilità di carriera.