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Oipa Italia Onlus - Sezione di Novara

Le considerazioni scientifiche

“Molto probabilmente
la sperimentazione sugli animali si rivelerà come il capitolo
più nero della storia della medicina”. Prof. R. Gesell,
fisiologo, Università del Michigan

Molte scoperte scientifiche vengono ingiustamente
attribuite alla vivisezione; scoperte cliniche sono falsamente
dichiarate dai vivisettori.


Le
trasfusioni di sangue

Il primo tentativo di trasfusione di sangue fu
effettuato sugli animali nel 1665 e poco più tardi fu effettuata
una trasfusione dagli animali all’uomo, con esiti negativi.
Nei primi anni dell’800, esperimenti sugli animali dimostrarono
che era pericoloso lo scambio di sangue tra le specie. Allora
fu tentata la trasfusione da uomo a uomo ma, anche in questo caso,
molti riceventi morirono.

La trasfusione divenne sicura verso la fine del XIX secolo, quando
i dottori Levine e Stetson mischiarono campioni di sangue provenienti
da diversi esseri umani e scoprirono la ragione dei precedenti
fallimenti: avevano scoperto i gruppi sanguigni umani senza usare
gli animali. Il fattore Rhesus (Rh) prese questo nome solo da
esperimenti su animali effettuati in seguito alla scoperta avvenuta
in un paziente di New York nel 1939. La prima menzione di questo
nome (Rhesus: piccola scimmia originaria dell’India) si
ha nel 1940, quando un gruppo di vivisettori, ovviamente molto
seccati per essere stati battuti al riguardo, produssero un articolo
del loro lavoro su una rivista scientifica, ripetendo semplicemente
quanto già portato a conoscenza del rapporto clinico del
1939 da Levine e Stetson (“An usual case of intra.group
agglutination”, 1939).


I
trapianti d’organo

I chirurghi che si accingono ad applicare una
nuova tecnica di trapianto, generalmente la fanno precedere da
esercitazioni sugli animali, per dare una giustificazione preventiva
ad eventuali insuccessi nell’uomo. Così anche Christian
Barnard, prima di compiere i suoi primi trapianti di cuore nell’uomo
si esercitò a lungo su numerose specie animali. A quanto
pare i risultati sugli animali furono così soddisfacenti
che lo stesso Barnard, il 2 dicembre 1967, a Città del
Capo, si decise ad operare su un uomo. Il paziente morì
dopo pochi giorni e così un anno dopo egli fece il suo
secondo trapianto di cuore su un altro malato cardiopatico: la
sopravvivenza fu di 20 mesi.

Da allora sono stati compiuti molti trapianti con esito positivo,
se si considera il periodo di sopravvivenza dei pazienti.

I risultati complessivi di queste operazioni dovrebbero apparire
chiari a tutti: le esercitazioni compiute sugli animali non portarono
a nessun progresso in quanto i primi pazienti che furono operati
morirono nel giro di poche settimane. Sulla loro morte e non sugli
animali fu elaborata la tecnica che permise di ridurre gli insuccessi
e che permette al giorno d’ogginumerosi trapianti con esiti
sempre più positivi.

Per i trapianti il problema non è tanto tecnico, ma immunologico:
il possibile rigetto. Quest’ultimo non può essere
risolto con gli animali, il cui sistema immunitario differisce
totalmente da quello umano. Nel 1984, il Prof Leonard Bailey,
eseguì il primo xenotrapianto tra un babbuino e Baby Fae
(il nome dato a una bambina nata pochi giorni prima con una malformazione
cardiaca). La piccola vittima morì pochi giorni dopo l’intervento
a causa del rigetto. Eppure l’idea assurda del trapianto
d’organo tra specie diverse (xenotriapanto) non è
mai stata abbandonata, e ai giorni nostri si cerca ancora tramite
combinazioni chimiche di trovare un farmaco che possa far fronte
al rigetto e che possa permettere il trapianto stesso, dimenticando
che il sistema immunologico degli animali differisce da quello
umano.


Le
malattie infettive e i vaccini

Alla gente è stato fatto credere che le
malattie infettive quali la poliomielite, il vaiolo, la tubercolosi,
la polmonite, il tetano, la pertosse, il morbillo, la scarlattina
e la difterite furono debellate da medicinali e vaccini scoperti
grazie alla vivisezione. La storia prova che non è così.
Già prima dell’introduzione di medicinali o vaccini,
per queste malattie, vi erano già state massicce riduzioni
delle percentuali di mortalità (in alcuni casi fino al
90%).Le misure di salute pubblica prese tra il 1850 e la prima
parte del XX secolo portarono: al controllo delle forniture d’acqua,
al miglioramento delle condizioni igieniche e dell’apparato
fognario, ad una migliore nutrizione e ad un miglioramento complessivo
delle condizioni di vita. Così quando la medicina di laboratorio
entrò in scena, il compito di eliminare queste malattie
era già stato portato a termine. Eppure sia gli animali
vivi che i loro tessuti sono stati usati per produrre vaccini
per uso umano, anche se questo si è dimostrato pericoloso
a causa della differenza tra le specie e, ancora più importante,
per il pericolo di contaminazione di virus di specie sconosciute.
Attualmente, molti vaccini virali sono prodotti in colture di
cellule umane.

 

La
medicina e la farmacologia

Gas esilarante, cloroformio, etere, digitalina,
atropina, iodio, morfina, chinino sono stati scoperti grazie alle
osservazioni cliniche. Mezzi diagnostici come il termometro da
febbre, lo stetoscopio, l’auscultazione, il microscopio,
la batteriologia, l’oftalmoscopio, la percussione, la risonanza
magnetica sono stati inventati senza servirsi di animali.

Pasteur aveva annunciato la teoria bacillare dopo avere studiato
al microscopio la fermentazione della birra e del vino, spiegando
l’importanza dell’igiene ippocratica introducendo
l’asepsi (l’assenza di germi capaci di provocare processi
d’infezione nelle ferite). Roentgen aveva scoperto i raggi
x senza far uso di animali, così come pochi anni dopo i
Curie dovevano scoprire il Radium.

Riassumendo, non esiste una sola scoperta importante e di valore
pratico ai fini della salute umana dovuta alla vivisezione. Per
contro vi sono numerosi casi in cui il metodo basato sull’utilizzo
degli animali ha portato a errori fatali, oltre che ritardare
le ricerche davvero scientifiche. Questo perché nessuna
specie animale, compreso l’uomo, può costituire modello
sperimentale per nessun’altra specie, in quanto tra le differenti
specie esistono differenze fisiologiche e differenze di reazione
alle sostanze sia chimiche che naturali.

Ecco alcuni esempi: l’Amanita Phalloides, fungo velenosissimo
per l’uomo, può essere ingerita dal coniglio senza
alcun problema; la Vitamina C, la quale può essere eliminata
tranquillamente dalla dieta del cane, del gatto, del ratto, del
topo, del criceto (la Vitamina C la fabbricano da sé) ma
non eliminiamola dalla dieta della cavia, dei primati o dell’uomo,
in quanto morirebbero di scorbuto; dal Nitrito d’Amile,
il quale innalza pericolosamente la pressione interna dell’occhio
del cane ma abbassa la pressione dell’occhio umano; la Nitroglicerina
(e altri composti nitrici) che abbassa la pressione arteriosa
degli animali più usati in laboratorio ma non quella dell’uomo;
la Morfina, la quale addormenta l’uomo e il ratto ma ha
l’effetto esattamente opposto nel gatto; l’Acido Cianidrico,
letale per l’uomo, può benissimo essere ingerito
da rospi, pecore, porcospini; la Cicloserina, attiva sulla tubercolosi
sperimentale della cavia e del topo; la Serotonina, che aumenta
la pressione arteriosa nel cane, ma la riduce nel gatto.

Nella seguente tabella sono riportati gli effetti
teratogeni, cancerogeni, tossici o comunque dannosi di alcune
sostanze (e farmaci) più comunemente utilizzate in medicina,
su specie diverse:

SOSTANZA
dannosa
non dannosa
PENICILLINA

(antibiotico)
cavia
uomo
CLOROFORMIO

(anestetico)
cane
uomo
INSULINA

(sostanza per diabetici)
conigliotopogallina
tutti gli animali più usati in
laboratorio
ASPIRINA

(analgesico)
topo, caviascimmiacane, gatto
uomo
STRICNINA

(veleno)
uomo
scimmia,cavia, pollo
FLOSINT

(antinfiammatorio)
uomo
tutti gli animali

più usati in laboratorio
DIGITALE

(farmaco per il cuore)
cane
uomo
NOVALGINA

(analgesico)
gatto
uomo
ARSENICO

(veleno)
uomo
pecore

porcospini
CLORAMPHENICOLO

(antibiotico)
uomo
tutti gli animali più usati in
laboratorio
ATROPINA

(farmaco neurolitico)
uomo
piccioni

conigli



*Attenzione: molte di queste sostanze possono comunque causare
effetti collaterali.

Anche valutando gli effetti di uno solo di questi
farmaci, se ne può dedurre che è impossibile estrapolare
all’uomo con certezza i risultati degli esperimenti compiuti
sugli animali.

Gli animali sono così diversi dall’uomo che quello
che si verifica nell’animale può essere simile a
quello che avviene nell’uomo, leggermente diverso, completamente
diverso o totalmente opposto.

Per cui, quando si è fatto un esperimento sugli animali,
è necessario e indispensabile ripeterla nell’uomo.
La vivisezione è un metodo a posteriori, ma a noi interessa
sapere prima, e non dopo, cosa succederà al proprio organismo.
Dunque la vivisezione diventa un alibi per poter sperimentare
nell’uomo senza aver alcuno ostacolo di natura burocratica
e giuridica.

L’impiego di certi farmaci fu addirittura
ritardato dalla sperimentazione su animali. Si possono citare
innumerevoli casi. Ad esempio, uno degli antiepilettici ancora
oggi molto conosciuto ed importante è il Fenobarbital (Luminal)
che, fortunatamente, non fu provato su animali prima di essere
impiegato dal Prof. Hauptmann sui malati di epilessia. Oggi, probabilmente,
per questo farmaco, non sarebbe neppure permesso l’impiego
in medicina umana dal momento che provoca nei topi il cancro al
fegato. Il Clausterone, il prodotto ormonale per anni utilizzato
contro il cancro mammario avanzato, non aveva dimostrato alcuna
azione antitumorale negli animali da laboratorio. Ma la regola
è spesso l’inverso: “si perdono anni e milioni
di euro per accertare la sicurezza di un antineoplastico, attivo
sui ratti, per accorgersi, dopo, che non ha alcuna efficacia sull’uomo”
(Tempo Medico, 1975).

Prendiamo adesso in esame due dei farmaci più famosi che
in base alla sperimentazione sugli animali erano risultati innocui,
ma una volta immessi sul mercato hanno provocato delle vere e
proprie tragedie. Il primo è il Talidomide che come riferisce
nel 1962, il Time: “dopo tre anni di prove su animali era
stato ritenuto così innocuo che ne era stata approvata
la libera vendita senza alcuna prescrizione medica”. Il
risultato fu la nascita di più di 10.000 bambini focomelici
(con gravi malformazioni) in tutto il mondo, causate dall’ingestione
di questo tranquillante da parte di donne in gestazione. L’altro
farmaco che, nonostante la sperimentazione su animali, fu considerato
innocuo è il Dietil-Stilbestrolo (ormone sessuale); immesso
sul mercato perché “arresta il cancro alla prostata”,
venne usato, in seguito, come antiabortivo (per assicurare il
buon esito della gravidanza) con il risultato di provocare il
cancro vaginale o uterino nel 95% delle figlie, in età
variabile tra i 7 e i 27 anni. Perciò i primi sospetti
sorsero soltanto una ventina d’anni dopo che il farmaco
era stato messo in commercio, e intanto esso continuava ad agire
insospettato.

Questi non sono solo che due degli innumerevoli farmaci che, a
seguito delle prove su animali, avevano dato indicazioni positive
per il loro utilizzo in terapia umana e che hanno poi causato
disastri farmacologici, cioè effetti indesiderati gravissimi,
drammatici sull’uomo.Questo dimostra che gli effetti tossici
e collaterali non appaiono durante i test preliminari sugli animali,
ma solo dopo che il trattamento è stato usato in via generale
sull’uomo per lungo tempo.

C’è anche da considerare che ogni singolo soggetto
di ogni specie differisce nelle reazioni, in base al proprio metabolismo,
da ogni altro individuo della stessa specie. Ad esempio: il Cloroformio
provoca epatomi in vari ceppi di topi femmina ma non nei topi
maschi; il Tetacloruro di Carbonio provoca il cancro del fegato
nel topo mentre nel ratto provoca cirrosi.

 

Il
cancro

I tumori maligni sono responsabili di molti decessi
nel mondo occidentale. Questo è dovuto principalmente alle
numerose sostanze chimiche respirate e ingerite, anche involontariamente,
nel corso della nostra esistenza attraverso un’errata alimentazione,
l’inquinamento da fattori ambientali esterni e, non ultimi,
i farmaci. Da molti decenni, in tutto il mondo, i ricercatori
si ostinano a indurre artificialmente nell’animale da sperimento
forme di cancro per studiare le cause ed eventualmente per trovare
una terapia specifica ed efficace. Ma i ricercatori, per far fronte
a una malattia così importante, spesso agiscono in concorrenza
tra loro e in modo scoordianato e incontrollato, spendendo somme
incredibili di denaro e martoriando milioni di animali con risultati
che purtroppo le statistiche sulla mortalità per cancro
ci indicano. Da questi risultati fallimentari si comprendere che
non vi è alcun parallelo o rassomiglianza tra le malattie
che insorgono spontaneamente nell’uomo e le malattie indotte
artificialmente in animali non malati. Infatti i tumori indotti
artificialmente mediante stimoli fisici e chimici, manipolazione
genetica, o mediante innesti o iniezioni di tessuto canceroso,
si sviluppano in maniera diversa da quelli spontanei, più
vulnerabili all’attacco delle difese naturali dell’organismo.
Inoltre, accanto ad altre importanti diversità biochimiche
e morfologiche, i tumori provocati negli animali da laboratorio
non producono metastasi, cioè spostamento e riproduzione
del tumore in un altro punto dell’organismo. Tutte queste
considerazioni, riferite specificatamente alla ricerca sul cancro
(senza uso di animali) sono già state espresse da medici
e ricercatori di fama Internazionale. In Italia, il Prof. Giulio
Tarro (primario della divisione di virologia all’ospedale
Cotugno di Napoli, docente all’Università di Napoli,
presidente della Fondazione Beaumont-Bonelli per le ricerche sul
cancro), compie ricerche sul cancro senza ricorrere alla sperimentazione
animale, ma sperimentando su cellule e colture di tessuti umani.

 

L’AIDS

Le conoscenze che abbiamo derivano dall’epidemiologia
(lo studio delle malattie nelle popolazioni). Sono stati questi
studi a rivelare che i metodi di trasmissione sono collegati coi
contatti sessuali, col sangue (trasfusioni) e, più importante,
l’epidemiologia ha mostrato come prevenire l’AIDS.
La scoperta del virus dell’AIDS nella linfa umana ne ha
rivoluzionato la ricerca. Da allora gli studi in vitro sono aumentati
e hanno mostrato come il virus si comporta nelle cellule del sangue
e nei tessuti. I modelli animali non possono farsi merito del
progresso raggiunto nella ricerca per la cura dell’AIDS,
non esiste specie animale che possa riprodurre l’AIDS umano.

 

L’aumento
della mortalità

La medicina ufficiale, dietro cui si nasconde
l’industria farmaceutica, afferma da anni che molte malattie
sono state sconfitte grazie alla ricerca condotta sugli animali.
Ma le uniche malattie scomparse o fortemente regredite nei paesi
occidentali sono alcune malattie infettive: quelle dipendenti
da fattori di igiene pubblica e delle migliorate condizioni di
vita. Invece le altre malattie, quelle che la ricerca dovrebbe
debellare (cancro e malattie cardiovascolari) sono in continuo
aumento. L’industria farmaceutica, attraverso i mass media
fa credere che i farmaci avrebbero contribuito in maniera determinante
all’aumento della vita media umana. La storia ci insegna
che un tempo si moriva principalmente a causa di guerre, calamità
naturali, cattive condizioni igieniche, indigenza, ecc. Oggi,
il 90% dei decessi è dovuto a malattie, e solo il 10% ad
altri fattori come incidenti, suicidi, omicidi, ecc (spesso causati
dall’uso di psicofarmaci e stupefacenti). La farmacologia
e la medicina ufficiale non possono farsi merito della diminuzione
delle malattie studiate e sperimentate sugli animali. Nonostante
la professione medica abbia riconosciuto da tempo l’importanza
di fattori soggettivi nelle malattie umane quali l’habitat,
l’alimentazione, l’ereditarietà, i fattori
occupazionali, emozionali, di stress, i ricercatori vivisettori
insistono in esperimenti su animali in cui, a causa di differenze
genetiche, metaboliche, organiche, non è possibile riprodurre
in laboratorio modelli sperimentali validi per l’uomo. Infatti
le malattie cardiache (come l’infarto, responsabile in occidente
di numerosi decessi), sono collegate ad una cattiva dieta (eccessivo
consumo di grassi di origine animale), unita a stress, alcool,
fumo e mancanza di esercizio fisico.